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Equità del processo penale e automated evidence alla luce della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo

Abstract:

Lo scritto affronta il tema della parità delle armi a fronte del sempre più frequente impiego di prove generate automaticamente anche nel processo penale. La  straordinaria potenza computazionale –a costi ridottissimi– e la proliferazione incontrollata di dati attraverso tecnologie digitali di uso quotidiano generano un substrato conoscitivo ricchissimo ed utilissimo anche per il processo penale. Tuttavia, l’opacità degli algoritmi che regolano la creazione e la raccolta di questi dati rischia di rendere impossibile in nuce la difesa dell’imputato, che si trova

per lo più nell’impossibilità di accedere, comprendere e validare il processo che ha portato alla produzione del dato. In questo contesto, l’attendibilità della prova generata automaticamente rischia di divenire incontestabile, in violazione della più essenziale concezione di parità delle armi, sancita dalla Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo.

Summary:

1. Introduzione. – 2. Il contesto normativo europeo di riferimento. 2.1. La tutela offerta alla riservatezza dall’art. 8 Cedu. 2.2. Violazioni della riservatezza e processo equo: i frutti dell’albero avvelenato. – 3. Oltre la frontiera della protezione della riservatezza. 3.1. Un problema di asimmetria conoscitiva. – 4. Parità delle armi e confronto sull’attendibilità della prova; 4.1. Possibili rimedi. – 5. La parità delle armi messa in discussione.

Keywords:

algoritmo; attendibilità; Processo penale; prova; squilibrio conoscitivo; validazione;

Serena Quattrocolo

Italian-Spanish Review of Procedural Law

Number: 2-2019

Madrid, 2019

Language: Italian